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Da YouTube a Facebook, la censura diffusa
Mi ero quasi – sottolineo quasi – abituata alle notizie sui politici che almeno una volta al mese presentano una legge per controllare la Rete – questo covo di pirati eversivi e pedofili - ma che siano gli stessi social network a censurare i contributi degli utenti mi lascia davvero perplessa.
Le prime segnalazioni arrivano sul blog di Vittorio Zambardino che racconta di come il giornalista antimafia Nino Randisi si sia visto da sparire da sotto gli occhi la sua pagina di Facebook. Pare fosse a causa di un difetto di software, e l’appello di Giacomo di Girolamo “Io per il terremoto non do’ un euro”, allora, che fine ha fatto?
Forse del terremoto in Abruzzo non si può parlare, perchè allo stesso modo da YouTube sparisce uno dei video di Claudio Messora: “Giuliani l’uomo che ci salvò la vita”. Ecco cosa scrive sul suo sito:
da sonia
L’Italia come la Corea sul divieto di anonimato online
“E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima” recita il primo articolo della proposta di legge Carlucci per regolamentare la Rete.
Strano ma vero, in Corea questa proposta è già diventata una legge a tutti gli affetti: si chiama Cyber Defamation Law ed obbliga gli utenti dei siti che superano i 100000 visitatori unici giornalieri, a registrarsi con la loro vera identità . In seguito all’applicazione di questa legge, Google, ha praticamente congelato la sezione coreana di Youtube, impedendo l’upload dei video e chiudendo i commenti in segno di protesta.
Un quadro simile potrebbe delinearsi anche in Italia con la legge Carlucci, Continua a leggere… »
da sonia
Se la Pubblica Amminstrazione sostiene il giornalismo d’inchiesta
Il sito della Pubblica Amminstrazione ForumPa.it, si è rinnovato nell’ottica del web 2.0, cioè, si è finalmente accorto degli strumenti di condivisione e interazione con i suoi utenti. Rimanendo, forse, affascinata dal potenziale racchiuso nei concetti di “contributi dal basso” e ”giornalismo partecipativo” , la PA ha proprio voluto farsi promotrice di un’iniziativa aperta ai giovani aspiranti giornalisti, invitandoli a realizzare delle inchieste: un articolo, un video, un fotoreportage, su “questo mondo che troppo spesso non funziona come dovrebbe e ci mette sotto gli occhi sprechi e lentezze burocratiche, ma che a volte nasconde anche realtà locali efficienti, servizi competitivi e innovatori che lavorano nell’ombra”.
Si tratta, appunto, della prima edizione di Inchiesta PA, una sorta di concorso che premierà le migliori inchieste con la pubblicazione sul ForumPA e “la segnalazione alle principali testate italiane”. Continua a leggere… »
da sonia






