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G8: do you remember La Maddalena?
Il G8 iniziato oggi, come noto, si tiene all’Aquila, nella zona del terremoto. Ma quanti di voi si ricordano che invece fino al 6 aprile, data tragica del sisma in Abruzzo, il G8 si doveva svolgere sull’isola della Maddalena? Il cambio c’è stato, ok abbiamo dimostrato che si poteva fare, Obama direbbe Yes we can. Resta però il fatto che alla Maddalena sono stati spesi dei soldi, e neanche pochi. Un investimento complessivo che solo sull’isola è stato di circa 400 milioni. Il tutto per realizzare delle opere che ora non si sa bene a che cosa serviranno. O meglio, si sa perfettamente. Perché per nostra fortuna, il settimanale L’Espresso ha pubblicato, qualche giorno fa, un dettagliato reportage per spiegare quanto ci è costato questo giochetto e chi se ne è approfittato. Tra questi ultimi ci sarebbe anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Se non ci credete, vi consiglio di andarvi a leggere l’articolo. E siccome per il momento nessuno ha querelato L’Espresso c’è da sospettare che sia tutto vero. Continua a leggere… »
da admin
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di Oliver Vanuk il 01/1/70
Abruzzo: il terremoto e l’informazione negata
Questo blog da tempo porta avanti la sua personale battaglia per promuovere la libertà di informazione. A maggior ragione in un momento in cui in maniera più o meno velata, si intende mettere un neanche tanto velato bavaglio alla circolazione delle notizie.
Lo fa quotidianamente il presidente del Consiglio, affermando che tutto va bene e che nessuno scandalo metterà in discussione il suo governo. Anzi, sono sfasciti quei giornalisti che si ostinano a dare notizie sulla realtà , perché il loro unico scopo è deprimere l’opinione pubblica. Affermazioni condite da minacce esplicite di sospendere la pubblicità a quegli organi di stampa che si ostinano a parlare di veline e crisi. E più si cerca di mettere a tacere i fatti, più questi, in maniera paradossale, sgorgano in maniera incontrollata.
Ultima notizia in ordine di tempo, l’incontro a cena che avrebbe coinvolto ancora un volta il premier e un noto esponente della Corte costituzionale, che tra qualche tempo sarà chiamato a pronunciarsi sulla costituzionalità del Lodo Alfano. Un incontro che in un qualsiasi altro Paese avrebbe fatto indignare l’intera opinione pubblica. In Italia invece ancora una volta parlarne, raccontarne i dettagli, fare insomma il mestiere di giornalista diventa quantomai inopportuno. L’ultimo segnale negativo in questo senso, e ci spiace molto doverlo sottolineare, è arrivato ieri dal Presidente della Repubblica, che in un accesso di criticabile buonismo ha esortato tutti, politici e giornalisti, ad evitare polemiche fino al G8, quasi che le notizie e una corretta informazione, siano una sorta di servizio di corrente elettrica che si può interrompere quando e come si crede, con un clic di interruttore. Continua a leggere… »
da admin
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di Massimo Marchini il 01/1/70
Giornalismo hi-tech: se la notizia passa da Twitter
Siamo tutti d’accordo sul fatto che siamo nel pieno di una vera e propria rivoluzione tecnologica. Un cambiamento epocale che in particolare, sta trasformando in modo radicale il modo di fare giornalismo. Sempre più infatti il mestiere di raccontare le notizie va a braccetto con la tecnologia utilizzata per farlo. Contenuto e contenente diventano sempre più simbiotici, e l’uno senza l’altro rischia di essere inservibile. Ultimo esempio in ordine di tempo è quanto accaduto a Teheran, dove grazie all’ultima delle creature nate in Internet, Twitter, è stato possibile raccontare tutto quello che gli ayatollah avevano negato con la censura ai giornalisti stranieri accreditati. Per qualche giovane dimostrante iraniano è stato sufficiente avere un telefonino per poter
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da dilliar
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di Sasha il 01/1/70
Google si appropria dei contenuti, editori sul piede di guerra
Da quando le entrate pubblicitarie hanno preso una brutta china, i timori di autori ed editori si sono riversati sul potente motore di ricerca. Dagli Stati Uniti dove è stata intentata una class action nei confronti di Google Book Search, per violazione de copyright – a cui parteciperà anche la Siae - agli ultra pacati inglesi del Guardian Media Group lanciatisi all’attacco di Google News.
Nel primo caso si è giunti ad una transazione che stabilisce il versamento agli autori di una percentuale di tutte le entrate guadagnate da Google, attraverso il database elettronico di Libri. Invece, al monito del Guardan, la società  non ha ancora risposto. Certo, non può sembrare solo un caso che da quando Google ha annunciato l’inserimento degli annunci adsense all’interno dell’aggregatore di notizie, dal Regno Unito si siano accorti che il rapporto tra produttori e distributori di contenuti non è più equilibrato, che gli aggregatori guadagnano sulle spalle di chi investe per realizzare conteunti di qualità .
da sonia
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di claudio69 il 01/1/70
Passione Reporter, quando i giornalisti fanno la differenza
Passione Reporter non è altro che il proseguimento del lavoro svolto con il libro, “Il Paese della Vergogna” – mi spiega Daniele Biacchessi, giornalista, viceaporedattore di Radio 24-Il Sole 24 Ore, ormai alla sua diciottesima opera come scrittore.
Dopo aver raccontato le grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia fino allo scorso decennio, ricordandoci come tante di quelle vicende siano rimaste impunite, Biacchessi, non poteva non ricordare chi ha lavorato alla ricerca della verità , finendo molto spesso per rimetterci la vita. “Per fatti come quello di Piazza Fontana, i giornalisti, hanno fatto la differenza, senza il loro impegno ci saremmo accontentati delle versioni ufficiali”, non sempre depositarie della verità .
Passione Reporter racchiude, allora, qualcosa di più di semplici storie di giornalisti: Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Antonio Russo, Enzo Baldoni erano testimoni diretti, prima ancora che vittime, della profonda ingiustizia della guerra e l’hanno raccontata con tutto il suo carico di orrori, connivenze e tragiche responsabilità .
da sonia
Salvare il giornalismo, non i giornali
Sembra prendere questa piega il dibattito degli ultimi giorni sulla crisi dei giornali e il futuro del giornalismo. Tutti gli interventi, da quello di Cory Doctorow , fondatore del blog Boing Boing, a Clay Shirky, professore alla New York University, all’immancabile Jaff Jarvis, concordano su un punto fondamentale: la società non ha bisogno di giornali, ma di giornalismo – per dirla come Shirky- oppure come Doctorow: alle persone interessa poco cosa succede ai grandi editori, alle persone interessa il giornalismo, non i giornali.
Si allunga la lista dei media che, sacrificando il “marchio”, tentando la strada delle Open Plataform: ultimo è il Guardian, dopo la Bbc e il NewYorkTimes, ad aprire i suoi data base per la libera fruizione dei contenuti attraverso l’utilizzo di API.
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da sonia
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di robertino valentini il 01/1/70






