Posts Taggati come ‘new york times’
Fast Flip, Google fa pace con i giornali
Qualche giorno fa parlando di CheckOut, la piattaforma per i pagamenti che Google starebbe sviluppando per la Newspapers Association of America, avevamo insinuato che si trattasse soltanto di un tentativo della società di prendersi la sua fetta di mercato, nel caso che i micropagamenti avessero avuto successo, ma niente sostanzialemnte sarebbe cambiato nel suo rapporto con gli editori.
Nella documentazionei fatta pervenire alla NAA, e pubblicata in anteprima da Niemanlab, Google dichiarava il suo stesso scetticismo rispetto al paid-content. “We do not believe it will be the norm for accessing content”, riporta NiemanLab “Google’s document for the NAA also discusses publishers syndicating their content on third-party sites and sharing ad revenue, which sounds like what the Fair Syndication Consortium is proposing”.
E’ quindi nella spartizione dei guadagni che crede Google e dai suoi laboratori sforna il nuovissimo servizio Fast Flip: “letteralmente sfoglia veloce” spiega Massimo Sideri dal Corriere ” Cosa cambia rispetto a Google News?Sostanzialmente tutto. Continua a leggere… »
da sonia
L’interesse pubblico e il prezzo della verità
Il giornalismo d’inchiesta costa, si sa. In tempo di crisi è un genere che rischia perfino di sparire. Svolgere un’indagine accurata può sfiorare dei costi esorbitanti, soprattuto se si tratta di un’indagione che riesce ad arrivare là dove anche gli organi giudiziari hanno fallito.
400.000$, ad esempio, è costata l’ultima inchiesta apparsa sul magazine domenicale del New York Times. “The Deadly Choices at Memorial”, il pezzo di 13.000 parole a firma di Sheri Fink, è un resoconto dei presunti casi di eutanasia avvenuti al Memorial Medical Center sui malati terminali durante l’evaquazione dovuta all’uragano Katrina. Ci sono voluti due anni per raccogliere tutte le informazioni necessarie, ma oggi la storia si è rivelata una vera mina che sta travolgendo l’intero sistema politico-giudiziario e sanitario degli Usa.
Non solo, “The Deadly Choices at Memorial” si è inserita perfettamente all’interno del dibattiro sul giornalismo del futuro. Continua a leggere… »
da sonia
Corrispondenti da Twitter
La chiamano Twitter-mania, la moda del microblogging: 140 caratteri per far sapere al mondo - almeno a quella parte di mondo che ha deciso di “seguirti” – cosa stai facendo. Solo nell’ultimo anno, il sito ideato da Evan William, Jack Dorsey e Biz Stone, ha triplicato i suoi contatti, passando da uno a 35 milioni di visitatori; anche se alcuni dati della Nielsen Online hanno rivelato che il 60% degli utenti lo abbandona dopo appena un mese dall’iscrizione.
Ciò non di meno Twitter si sta rivelando un ottimo strumento per il giornalismo online, in alcuni casi riesce a fungere da vera e propria agenzia stampa, rilasciando notizie in tempo reale.
USA TODAY ha realizzato un’itera intervista sulle tendenze del capitalismo americano, attraverso i cinguettii di 21 dirigenti di azienda, con account Twitter attivo. Nessuna telefonata, nessuna e-mail, niente faccia a faccia – ha voluto chiarire il giornalista Dan Jones - only tweets e per la precisione ben 427 tweets raccolti in tre giorni. Continua a leggere… »
da sonia
I 9 pollici che salveranno i giornali
Finalmente è arrivata la terza versione dell’e-book reader di Amazon, il Kindle Dx, annunciato come una “genuina opportunità per il giornalismo, una via d’uscita dal baratro in cui l’industria del cartaceo sta cadendo”.
Il nuovo schermo da 9,7 pollici con una risoluzione pari a 1200 x 824 pixel, una densità di 150 dpi e 16 tonalità di grigi, ottimizzato sulle dimensioni di quotidiani e periodici, capace di dare una sensazione di lettura molto simile al reale, fa credere a molti editori strozzati dai costi di produzione distribuzione della carta stampata, di poter rieducare i lettori a pagare per le notizie, pigiare il tasto reset, come ha scritto il New York Times, e tornare ai modelli di business originali: vendita di abbonamenti e inserzioni pubblicitarie.
Già adesso il Kindle consente di scaricare oltre 58 quotidiani e periodici, tra cui Wall Street Journal, NYT e New Yorker, sottoscrivendo degli abbonamenti che si aggirano intorno ai 10 dollari. In occasione della presentazione del Kindle Dx, Boston Globe, Washington Post e altri, hanno annunciato che offriranno il nuovo dispositivo a prezzo ridotto ai lettori che vivono in aree dove la consegna a domicilio non è disponibile, sempre dietro sottoscrizione di un abbonamento a lungo termine.
Sembra tutto meraviglioso: scaricare “automagically” l’ultima edizione del tuo giornale preferito ovunque ti trovi. Continua a leggere… »
da sonia
Fare comunità paga: una piccola lezione al New York Times
Il giornalismo iper-locale – quello fatto da e per i quartieri – costituisce, insieme ai micropgamenti e al ridimensionamento del cartaceo, uno dei modelli che, si ipotizza, potranno trascinare gli editori fuori da questa crisi.
Secondo il New York Times, l’esplosione attuale dell’hyper-local, che in realtà si sperimenta da più di una decade senza particolare successo, è dovuta all’urgenza dei lettori di compensare la scomparsa di moltissime testate locali. Ma c’è anche chi ha provato a reinventarsi un sistema del tutto nuovo, economicamente sostenibile e svincolato dal peso ereditario di giornali centenari. Si tratta delle community network di Richard M. Anderson, i VillageSoup: quattro portali d’informazione per altrettante cittadine del Maine con non più di 50mila abitanti.
Due terzi delle notizie presenti nell’home page dei VillageSoup, sono inviate dai cittadini e dalle imprese che hanno deciso di sponsorizzarsi attraverso i portali. I guadagni? 2.5 milioni di dollari all’anno, soltanto di entrate pubblicitarie, almeno secondo quanto dichiarato da Anderson “So far as I know, no other newspaper, not even The New York Times has been able to do this“.
da sonia
Salvare il giornalismo, non i giornali
Sembra prendere questa piega il dibattito degli ultimi giorni sulla crisi dei giornali e il futuro del giornalismo. Tutti gli interventi, da quello di Cory Doctorow , fondatore del blog Boing Boing, a Clay Shirky, professore alla New York University, all’immancabile Jaff Jarvis, concordano su un punto fondamentale: la società non ha bisogno di giornali, ma di giornalismo – per dirla come Shirky- oppure come Doctorow: alle persone interessa poco cosa succede ai grandi editori, alle persone interessa il giornalismo, non i giornali.
Si allunga la lista dei media che, sacrificando il “marchio”, tentando la strada delle Open Plataform: ultimo è il Guardian, dopo la Bbc e il NewYorkTimes, ad aprire i suoi data base per la libera fruizione dei contenuti attraverso l’utilizzo di API.
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da sonia
Ultimo commento:
di robertino valentini il 01/1/70
America, crollano i miti di carta
Sinite media venire ad me, disse sorniona la Rete ascoltando la notizia ufficiale che il gruppo Tribune, che pubblica il Chicago Tribune e il Los Angeles Times, ha chiesto l’accesso alle procedure di bancarotta a fronte di debiti per 13 miliardi di dollari. Lo ha reso noto la testata capofila sul suo sito web. E in condizioni non molto diverse è il mitico New York Times che ha deciso di accendere un ipoteca sulla nuova nuova sede realizzata da Renzo Piano. Il Nyt, che controlla anche il Boston Globe oltre all’International Herald Tribune, ha reso noto sul proprio sito di voler ipotecare la propria sede per raccogliere 225 milioni di dollari di liquidità. Anche il Miami Herald vincitore di ben 19 Pulitzer è in vendita. All’origine di tutta questa bufera che ha investito la carta stampata americana c’è il calo delle vendite stimato intorno al 20% e il calo della pubblicità, cartacea e online per circa il 15%. Ora una riflessione. Se un calo di vendite e pubblicità di dimensioni non eccezzionali mette nei guai un giornale, l’unica considerazione possibile è che i margini di guadagno dell’editoria sono molto esigui e basta poco per mettere in crisi l’editore. Oppure, lo dico con una certa malizia, il tempo della carta sta volgendo al tramonto e la crisi finanziaria ha portato allo scoperto le magagne di un sistema vecchio e superato. Forse sarebbe il caso di cominciare a pensare su cosa fare in casa nostra prima che l’onda dello tsunami ci si abbatta addosso.
da dilliar
New York Times apre ai contenuti degli altri

La prima volta del New York Times. Con qualche titubanza, e molta prudenza, il quotidiano ha aperto una sezione, che ha chiamato Extra (e quì trovate la spiegazione) dove vengono ospitati i contenuti prodotti da altre fonti, come ad esempio i siti di altri giornali, siti tematici, blog o fonti di altro genere. Hanno cominciato a provare l’anno scorso nello spazio dedicato alla tecnologia dove una mezza colonna riportava altre fonti correlate con gli argomenti trattati nella pagina. naturalmente si tratta di titolo e sommario poi il lettore, clicca e si va a leggere tutto l’articolo direttamente sul sito originale. Chissà, mi viene da dire, parafrasando Armstrong, “un piccolo passo per loro ma un balzo enorme per l’impostazione dei quotidiani tradizionali”. Il NYT, sta mettendo in pratica, per la prima colta quello che i blog fanno da sempre. Quando avremo il piacere di vederlo anche da noi?
da dilliar






