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Giornalismo, Internet

Giornalismo hi-tech: se la notizia passa da Twitter

teheran_autobus_280xfreeSiamo tutti d’accordo sul fatto che siamo nel pieno di una vera e propria rivoluzione tecnologica. Un cambiamento epocale che in particolare, sta trasformando in modo radicale il modo di fare giornalismo. Sempre più infatti il mestiere di raccontare le notizie va a braccetto con la tecnologia utilizzata per farlo. Contenuto e contenente diventano sempre più simbiotici, e l’uno senza l’altro rischia di essere inservibile. Ultimo esempio in ordine di tempo è quanto accaduto a Teheran, dove grazie all’ultima delle creature nate in Internet, Twitter, è stato possibile raccontare tutto quello che gli ayatollah avevano negato con la censura ai giornalisti stranieri accreditati. Per qualche giovane dimostrante iraniano è stato sufficiente avere un telefonino per poter
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giu  09
25
alle 06:07
da dilliar

Ultimo commento:

di Sasha il 01/1/70

Vi ricordate quella vecchia pubblicità di un famoso detersivo, in cui appariva Calimero? Diceva ...

Giornalismo

Il ruolo del giornalista

ITALY EARTHQUAKEDopo aver letto il post precedente di Sonia molti giovani collaboratori e alcuni blogger mi hanno fatto la fatidica domanda: ” tu che ti sei trovato decine di volte in situazioni simili ( guerre, terremoti, alluvioni) come ti sei comportato ? la prima cosa che ha colpito i miei interlocutori è stata la mia perplessità e il mio stupore. ma che razza di domanda mi fate ? Io non sono un soccorritore, io faccio il cronista, il reporter o come diavolo volete chiamare questo mestiere. Il problema si pone dopo, finito il lavoro, quando nella mente si affollano le immagini della giornata e allora vengono a galla le paure, l’orrore per ciò che si è appena vissuto. Ma durante il lavoro, no, mai. Si crea una sorta di barriera, un distacco tra quanto accade e te. Dicono i medici che è un meccanismo di salvaguardia della nostra mente per cercare di non essere sopraffatta dal dolore, per non fuggire davanti a situazioni che potrebbero portare la mente a smarrirsi. L’unico paragone possibile è quello con il chirurgo. Un uomo capace di tagliare e cucire un corpo umano. Se durante ogni intervento si immedesimasse con il paziente, con il suo dolore, credo che non riuscirebbe più a fare il suo mestiere. Per il cronista, l’inviato di guerra o sui luoghi di una tragedia accade lo stesso.

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apr  09
7
alle 05:19
da dilliar