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Salvi i giornali di partito
Mi vergogno un po a riportare questa notizia, ma il dovere di cronaca mi obbliga.
Sono salvi i contributi ai giornali di partito e viene estesa la cassa integrazione anche ai giornalisti dei periodici. Sono le principali novità del pacchetto editoria, inserito nel maxiemendamento al dl milleproroghe su cui il Senato è chiamato a votare la fiducia al governo, che dá anche la priorità ai contributi diretti: «le erogazioni sono destinate prioritariamente ai contributi diretti e, per le residue diponibilità , alle altre tipologie di agevolazioni».
Per quanto riguarda i giornali di partito, in particolare, il requisito della rappresentanza parlamentare «non è richiesto per le imprese e per le testate di quotidiani o periodici che risultano essere giornali o organi di partiti o movimenti politici che, alla data del 31 dicembre 2005, abbiano già maturato il diritto ai contributi». È poi abrogata la norma che escludeva i giornalisti dei periodici dai benefici degli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda le crisi aziendali, è stabilito che il sostegno che si accolla lo Stato per i prepensionamenti è pari a 10 mln di euro per il 2009. Nel caso però gli editori presentino piani di esodo con effetti finanziari superiori ai 20 milioni di euro, dovranno versare all’Inpgi uno specifico contributo per il finanziamento dell’onere eccedente. Modificata, infine, la norma sulla titolarità delle imprese: le azioni possono essere intestate a società per azioni e la partecipazione di dette società può essere intestata a persone fisiche ma anche a società direttamente o indirettamente controllate da persone fisiche.
da dilliar
L’informazione su internet batte la carta stampata
Secondo l’ultimo report di Pew Research Center, il 40 % del pubblico americano preferisce internet per informarsi, mentre solo il 35% resta ancorato al vecchio giornale di carta. La televisione, con il suo 70%, regna incontrastata, seppure in leggera flessione rispetto agli anni scorsi. Solo internet fa registrare una crescita poderosa, in termini di scelta e fiducia degli utenti, con un più 24% rispetto al settembre 2007.
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da dilliar
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di » Soltanto il 5% dei lettori pagarebbe per le notizie online-La Notizia Giusta il 01/1/70
America, crollano i miti di carta
Sinite media venire ad me, disse sorniona la Rete ascoltando la notizia ufficiale che il gruppo Tribune, che pubblica il Chicago Tribune e il Los Angeles Times, ha chiesto l’accesso alle procedure di bancarotta a fronte di debiti per 13 miliardi di dollari. Lo ha reso noto la testata capofila sul suo sito web. E in condizioni non molto diverse è il mitico New York Times che ha deciso di accendere un ipoteca sulla nuova nuova sede realizzata da Renzo Piano. Il Nyt, che controlla anche il Boston Globe oltre all’International Herald Tribune, ha reso noto sul proprio sito di voler ipotecare la propria sede per raccogliere 225 milioni di dollari di liquidità . Anche il Miami Herald vincitore di ben 19 Pulitzer è in vendita. All’origine di tutta questa bufera che ha investito la carta stampata americana c’è il calo delle vendite stimato intorno al 20% e il calo della pubblicità , cartacea e online per circa il 15%. Ora una riflessione. Se un calo di vendite e pubblicità di dimensioni non eccezzionali mette nei guai un giornale, l’unica considerazione possibile è che i margini di guadagno dell’editoria sono molto esigui e basta poco per mettere in crisi l’editore. Oppure, lo dico con una certa malizia, il tempo della carta sta volgendo al tramonto e la crisi finanziaria ha portato allo scoperto le magagne di un sistema vecchio e superato. Forse sarebbe il caso di cominciare a pensare su cosa fare in casa nostra prima che l’onda dello tsunami ci si abbatta addosso.
da dilliar
Distribuzione: sull’orlo di una crisi di nervi
Le rese delle riviste di settore toccano ormai il 70 per cento. Eppure è impossibile produrre di meno o consegnare di meno all’edicolante. Chi ha tentato l’esperimento è stato punito con un ulteriore calo delle vendite. Il mio informatore, che chiede di restare anonimo, dice che la gran parte dei distributori sono in crisi profonda. Ormai non esiste più giornale mensile o settimanale, di settore o di categoria che non metta un gadget allegato al giornale. Stampa drogata che non riesce a disintossicarsi. A questo si aggiunge il calo degli acquisti da parte dei lettori in difficoltà economica o delusi dalla qualità dell’informazione. E allora, ho domandato, quali strategie per uscire dalla crisi? Incassare la testa tra le spalle e aspettare che passi, è stata la risposta. E internet ? Ho insistito. Intrnet è ancora un oggetto sconosciuto dalla maggior parte degli utenti.
da dilliar
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di goriziaoggi il 01/1/70






