Posts Taggati come ‘contenuti a pagamento’
Contenuti a pagamento: chi fa cosa?
Uno studio sui modelli di pagamento imposti dai giornali online. (Via LSDI)
da sonia
Conseguenze del pay per content
Roberto Venturini -giornalista/blogger, esperto di Internet Marketing – prova a delineare un possibile scenario in cui tutti gli editori si mettono d’accordo per costringerci a pagare i contenuti online:
“Probabilmente sopravviverebbe la free press” ipotizza Venturini “resterebbero probabilmente gratuiti i giornali fortemente ideologizzati, sostenuti da affiliati al movimento o da partiti. Molti utenti lascerebbero il sito e non comprerebbero le notizie, riducendo il bacino del giornale e quindi le opportunità per gli inserzionisti. Pensare di svuotare internet per riportare vendite verso carta e tv sarebbe una mossa tremendamente antistorica”. Continua a leggere… »
De Benedetti: gli editori si accordino sui contenuti a pagamento
Apcom
Collaborazione tra editori, sistemi di pagamento agili sul web, intese commerciali con motori di ricerca e aggregatori, difesa del copyright: è il “mix di azioni indispensabile” proposto dal presidente del gruppo L’Espresso, Carlo de Benedetti, dopo l’annuncio del ‘New York Times’ di far pagare i propri contenuti online.
“Da parte degli editori – scrive l’imprenditore in un intervento sul ‘Sole24ore’ – sarà necessario un approccio graduale, che veda mettere a pagamento contenuti oggi non disponibili gratuitamente online ma già pronti all’uso e altri realizzati ad hoc, possibilmente esclusivi e di nicchia. Può essere l’occasione per consolidare, in Italia, un approccio di sistema da parte degli editori”. Continua a leggere… »
da sonia
New York Times online a pagamento dal 2011
Qui l’annuncio ufficiale.

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da sonia
Lettori troppo distratti per pagare
Secondo una ricerca svolta da Outsell su un campione di circa 3mila utenti americani, risulta che ben il 44% di coloro che accedono alle notizie tramite gli aggregatori, come Google News o Yahoo, si limitano soltanto a navigare tra titoli e lead, senza accedere direttamente ai siti dai quali quelle stesse notizie provengono.
Il dato, se da un lato avalla le teorie degli editori che accusano gli aggregatori di speculare sul lavoro dei veri giornalisti, dall’altro dovrebbe dissuderli dal voler limitare ulteriormente l’accesso all’online obbligando i lettori a pagare Continua a leggere… »
Sparire dal futuro
Le notizie dell’Associated Press non sono più reperibili attraverso il motore di ricerca di Google News. Il contratto tra le due società è ormai in scadenza e nessun nuovo accordo definitivo è stato raggiunto.
La scelta di Google di non indicizzare più le notizie AP dal 24 di Dicembre, sembra una risposta ai numerosi attacchi ricevuti durante quest’ultimo anno. L’agenzia diretta da Tom Curley ha esercitato non poche pressioni su Mountain View per ottenere maggiori ricavi dalla “cessione” delle notizie al motore di ricerca.
L’Associated Press si è sempre schierata sul fronte di coloro che hanno accusato Google di parassitismo e adesso avrà una chiara dimostrazione di cosa significhi sparire dai risultati della ricerca degli utenti Continua a leggere… »
da sonia
Sparire o violare l’anti-trust, il dilemma Murdoch
Ancora lui e ancora un altro annuncio che ha il tono di una minaccia: molto presto le testate online della News Corp saranno rese invisibili agli spider di Google, ma solo quando partirà il piano per l’accesso a pagamento – com’è noto – rimandato a data da destinarsi.
Inutile dilungarsi nuovamente su quanto sia errata questa scelta e come denoti una visione antiquata dei lettori, ma il lancio continuo di questi messaggi, da parte di un grande vecchio come Murdoch, potrebbe celare duplici finalità Continua a leggere… »
da sonia
Il successo di un sito a pagamento
Secondo le anticipazioni del bollettino ufficiale dell’Audit Bureau of Circulations, l’agenzia che attesta le vendite dei giornali americani, il Wall Street Journal si trova al primo posto tra i quotidiani più diffusi negli Stati Uniti.
Il quotidiano finanziario di proprietà di Ruperth Murdoch ha superato il popolare Usa Today, da anni in cima alle classifiche delle vendite. Ma più che un’ avanzata del Wsj, fermo complessivamente sui due milioni di copie, il cambio al vertice è da attribuire a una calo delle vendite di Usa Today, arretrate del 17% pari a 1,88 milioni. Continua a leggere… »
da sonia






