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Giornalismo

Paid-content, l’industria editoriale tenta il suicidio

kill_the_newspapersNiemanlab ha rivelato il progetto discusso dagli editori americani durante l’ultimo incontro di Chicago. Si tratterebbe di una piattaforma di distribuzione delle notizie che funga da intermediario tra i siti d’informazione online e i proprietari dei contenuti, una sorta di cartello degli editori pensato in modo da non infastidire troppo l’Antitrust.

E’ un’idea che sostanzialmente conferma la teoria del “suicidio rituale” avanzata dal giornalista Dan Conover. Scrive sul blog Xark: il concetto di paid-content, sebbene possa sembrare ragionevole – le persone pagano per leggere notizie prodotte da professionisti – nasconde, invece, la pretesa che il pubblico perda la consuetudine alle notizie gratuite – consuetudine acquisita in dieci anni d’informazione libera sul web – in favore del profitto dell’industria editoriale. Continua a leggere… »

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giu  09
8
alle 12:20
da sonia

Giornalismo

America, crollano i miti di carta

Sinite media venire ad me, disse sorniona la Rete ascoltando la notizia ufficiale che il gruppo Tribune, che pubblica il Chicago Tribune e il Los Angeles Times, ha chiesto l’accesso alle procedure di bancarotta a fronte di debiti per 13 miliardi di dollari. Lo ha reso noto la testata capofila sul suo sito web. E in condizioni non molto diverse è il mitico New York Times che ha deciso di accendere un ipoteca sulla nuova nuova sede realizzata da Renzo Piano. Il Nyt, che controlla anche il Boston Globe oltre all’International Herald Tribune, ha reso noto sul proprio sito di voler ipotecare la propria sede per raccogliere 225 milioni di dollari di liquidità. Anche il Miami Herald vincitore di ben 19 Pulitzer è in vendita. All’origine di tutta questa bufera che ha investito la carta stampata americana c’è il calo delle vendite stimato intorno al 20% e il calo della pubblicità, cartacea e online per circa il 15%. Ora una riflessione. Se un calo di vendite e pubblicità di dimensioni non eccezzionali mette nei guai un giornale, l’unica considerazione possibile è che i margini di guadagno dell’editoria sono molto esigui e basta poco per mettere in crisi l’editore. Oppure, lo dico con una certa malizia, il tempo della carta sta volgendo al tramonto e la crisi finanziaria ha portato allo scoperto le magagne di un sistema vecchio e superato. Forse sarebbe il caso di cominciare a pensare su cosa fare in casa nostra prima che l’onda dello tsunami ci si abbatta addosso.

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dic  08
9
alle 12:45
da dilliar