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Abruzzo: il terremoto e l’informazione negata
Questo blog da tempo porta avanti la sua personale battaglia per promuovere la libertà di informazione. A maggior ragione in un momento in cui in maniera più o meno velata, si intende mettere un neanche tanto velato bavaglio alla circolazione delle notizie.
Lo fa quotidianamente il presidente del Consiglio, affermando che tutto va bene e che nessuno scandalo metterà in discussione il suo governo. Anzi, sono sfasciti quei giornalisti che si ostinano a dare notizie sulla realtà , perché il loro unico scopo è deprimere l’opinione pubblica. Affermazioni condite da minacce esplicite di sospendere la pubblicità a quegli organi di stampa che si ostinano a parlare di veline e crisi. E più si cerca di mettere a tacere i fatti, più questi, in maniera paradossale, sgorgano in maniera incontrollata.
Ultima notizia in ordine di tempo, l’incontro a cena che avrebbe coinvolto ancora un volta il premier e un noto esponente della Corte costituzionale, che tra qualche tempo sarà chiamato a pronunciarsi sulla costituzionalità del Lodo Alfano. Un incontro che in un qualsiasi altro Paese avrebbe fatto indignare l’intera opinione pubblica. In Italia invece ancora una volta parlarne, raccontarne i dettagli, fare insomma il mestiere di giornalista diventa quantomai inopportuno. L’ultimo segnale negativo in questo senso, e ci spiace molto doverlo sottolineare, è arrivato ieri dal Presidente della Repubblica, che in un accesso di criticabile buonismo ha esortato tutti, politici e giornalisti, ad evitare polemiche fino al G8, quasi che le notizie e una corretta informazione, siano una sorta di servizio di corrente elettrica che si può interrompere quando e come si crede, con un clic di interruttore. Continua a leggere… »
da admin
Ultimo commento:
di Massimo Marchini il 01/1/70
Il ruolo del giornalista
Dopo aver letto il post precedente di Sonia molti giovani collaboratori e alcuni blogger mi hanno fatto la fatidica domanda: ” tu che ti sei trovato decine di volte in situazioni simili ( guerre, terremoti, alluvioni) come ti sei comportato ? la prima cosa che ha colpito i miei interlocutori è stata la mia perplessità e il mio stupore. ma che razza di domanda mi fate ? Io non sono un soccorritore, io faccio il cronista, il reporter o come diavolo volete chiamare questo mestiere. Il problema si pone dopo, finito il lavoro, quando nella mente si affollano le immagini della giornata e allora vengono a galla le paure, l’orrore per ciò che si è appena vissuto. Ma durante il lavoro, no, mai. Si crea una sorta di barriera, un distacco tra quanto accade e te. Dicono i medici che è un meccanismo di salvaguardia della nostra mente per cercare di non essere sopraffatta dal dolore, per non fuggire davanti a situazioni che potrebbero portare la mente a smarrirsi. L’unico paragone possibile è quello con il chirurgo. Un uomo capace di tagliare e cucire un corpo umano. Se durante ogni intervento si immedesimasse con il paziente, con il suo dolore, credo che non riuscirebbe più a fare il suo mestiere. Per il cronista, l’inviato di guerra o sui luoghi di una tragedia accade lo stesso.
da dilliar
Terremoto in Abruzzo: la paura in diretta sul web
Sentire le parole di questa donna, nel video, mi ha fatto rabbrividire. “Almeno faccia una cosa buona: venga ad illuminare”, ecco qual’è l’utilità dell’occhio indiscreto della telecamera. Eppure, i cronisti fanno il loro mestiere ed è sempre difficile stabilire il limite tra il racconto e il rispetto, la discrezione per il dolore altrui.
da sonia






