Internet come la Tv, ancora un decreto per imbavagliare la Rete
Il decreto legislativo con il quale il Governo dovrebbe attuare le direttive europee nell’ambito delle attività televisive, anche se presentato in Parlamento per un primo parere non vincolante, ha già scatenato le preoccupazioni di molti e l’accesa opposizione di PD, Udc e Italia dei Valori, in una conferenza stampa di oggi.
Il pericolo ovviamente è sempre quello di ritrovarci Internet imbrigliata nelle maglie di quelle stesse leggi che oggi limitano l’informazione e il pluralismo nelle reti televisive. Infatti, con l’Atto del Governo n.169 si cerca di portare le web Tv, i videoblog e le piattaforme di video-sharing sullo stesso piano delle emittenti televisive, tramite l’escamotage di una medesima definizione: servizi di media audiovisivi. “Non rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”.
E come si fa ad evitare che dei siti entrino in diretta concorrenza con la Tv? Li si fa sorvegliare dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, affinché non pubblichino materiale coperto da copyright o contenuto a carattere “non meramente incidentale”.
Quali siano le conseguenze di un tale meccanismo lo spiega l’Associazione per la libertà di informazione, Articolo21: “Per prima cosa il decreto include la fornitura delle immagini via internet tra le attività che necessitano di un’autorizzazione del Governo, poi estende la rigida disciplina del diritto d’autore ai fornitori di servizi via internet con disposizioni dagli effetti simili a quelli della controversa legge francese. Infine, estende il diritto di rettifica anche ai TG eventualmente trasmessi sul web anche in questo caso con un intento che ricorda quanto il Governo ha già tentato di fare con riferimento ai Blog, per cui potrebbe essere una disposizione che apre la strada per imbavagliare i contenuti veicolati o su Internet in tutte le loro forme (soprattutto se letta in combinato disposto con la norma sul diritto d’autore).
Quindi i fornitori di spazio sul web diventerebbero diretti responsabili dei contenuti pubblicati da terzi; occorrerebbe un’autorizzazione per aprire un videoblog e sarebbe molto più agevole importare l’Hadopi attribuendo all’AGCOM il ruolo di “sceriffo del web”.
Secondo Articolo 21 – e non solo – tutto questo ha molto a che vedere con lo scontro giudiziario tra Mediaset e Youtube conclusosi, poi, con la vittoria dell’azienda milanese. Dopo la sentenza del Tribunale di Roma che ha disposto il ritiro di tutti i video del GF dalla piattaforma di Google, non a caso prende vita il portale Video Mediaset, che trasmette in differita tutta la programmazione delle tre reti. Per la prima volta, dopo le parole infuocate di Confalonieri sul mercato del web privo di regole sulla tutela del diritto d’autore, il Gruppo sente di poter anche azzardare un investimento.
da sonia
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