Un giornata di rumoroso silenzio contro il ddl Alfano
 Come è risaputo, il ddl intercettazioni ha subito una battuta d’arresto. L’esame al Senato del disegno di legge – che tra le altre cose prevede il carcere per i giornalisti che pubblicano notizie su inchieste giudiziarie e assoggetta tutti siti web all’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa – è stato rimandato a settembre. Lo stesso ministro della Giustizia, Alfano, lo ha ritenuto “non così urgente da dover essere approvato entro luglio”.
Ma questa legge, anche se dovesse ritornare nelle aule di palazzo Madama con qualche modifica, i blogger non l’hanno digerita e hanno deciso di scioperare ugualmente, proprio oggi che avrebbe dovuto essere discusso il ddl e anche senza la presenza della Federazione dei giornalisti. Anzi, grazie al coordinamento di Alessandro Gilioli, Enzo Di Frenna e Guido Scorza, attraverso il network Diritto alla Rete, hanno proprio dato il via al primo sciopero dei blogger che si sia mai tenuto al mondo.
Le adesioni online sono state una vera e propria valanga. Oltre al tam tam digitale a cui è possibile partecipare inserendo nel proprio blog il manifesto di Diritto alla Rete, è previsto anche un sit in Piazza Navona, dove almeno un centinaio di blogger presenziaranno imbavagliati; un immagine simbolo di ciò che protrebbe accadere alla Rete e all’informazione italiana se il ddl venisse approvato.
La decisione di proseguire nella protesta tempestivamente, senza attendere gli esiti dell’iter legislativo (che potrebbe limitare l’obbligo di rettifica alle sole testate online registrate) vuole essere da richiamo ad una politica ostinata nel voler regolamentare uno spazio che non conosce affatto e sembra non voler nemmeno conoscere. Esistono, infatti, fior fiore di esperti in materia di diritto di rete - vedi i tre sopra citati - sempre puntuali nei loro interventi, pronti al dialogo, ma nessuno che si prenda la briga di interpellarli prima di presentare una legge in parlamento. E’ facile allora dedurre che l’intento del legislatore sia soltanto quello di mettere un bavaglio a chi manifesta il proprio pensiero e lo fa attraverso la temuta immediatezza della Rete.
da sonia
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