Summit di Copenhagen, i giornali tradizionali diventano partecipativi
In occasione dell’apertura del summit di Copenhagen sui cambiamenti climatici, 54 giornali di 45 diversi Paesi, hanno deciso di pubblicare lo stesso editoriale per richiamare l’attenzione dei delegati sull’importanza delle questioni cui sono chiamati a decidere.
Il testo è stato scritto da un gruppo di giornalisti di The Guardian e successivamente tradotto in 20 lingue per essere poi pubblicato su 16 giornali dell’Asia, 11 in Africa, 10 in America e 20 nel Vecchio Continente: tra i tanti nomi spiccano i noti Le Monde, El Pais, Liberation; anche l’Italia conLa Repubblica ha dato il suo contributo.
Le motivazioni dell’iniziativa sono tutte raccolte nelle prime righe dell’editoriale “parlare con una unica voce”. “Lo facciamo perché l’umanità si trova ad affrontare una grave emergenza. Se non ci uniamo per intraprendere delle azioni decisive, il cambiamento climatico devasterà il nostro pianeta e con esso la nostra prosperità e la nostra sicurezza”.
“I giornali non hanno mai fatto una cosa del genere prima d’ora” afferma il coordinatore del progetto, Alan Rusbridger del Gurdian “ma del resto non hanno mai dovuto coprire un evento come questo prima”.
I giornali singolarmente non avrebbero potuto influenzare in alcum modo il risultato della conferenza di Copenhagen -ha spiegato Rusbridger – in questo modo, invece, c’è più possibilità di ricordare ai negoziatori cosa c’è realmente in gioco.
da sonia
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