Giornalismo, Internet

Salvare il giornalismo, non i giornali

Sembra prendere questa piega il dibattito degli ultimi giorni sulla crisi dei giornali e il futuro del giornalismo. Tutti gli interventi, da quello di Cory Doctorow , fondatore del blog Boing Boing, a Clay Shirky, professore alla New York University, all’immancabile Jaff Jarvis, concordano su un punto fondamentale: la società non ha bisogno di giornali, ma di giornalismo – per dirla come Shirky- oppure come Doctorow: alle persone interessa poco cosa succede ai grandi editori, alle persone interessa il giornalismo, non i giornali.

Si allunga la lista dei media che, sacrificando il “marchio”, tentando la strada delle Open Plataform: ultimo è il Guardian, dopo la Bbc e il NewYorkTimes, ad aprire i suoi data base per la libera fruizione dei contenuti attraverso l’utilizzo di API.


Spiega Jarvis, consulente e collaboratore del Guardian: ” una volta rilasciati i contenuti sotto forma di dati, si perde ogni controllo sulla pubblicazione, sul branding. Il brand di un media è sempre meno una destinazione o un catalizzatore per attrarre l’audience, cui non importa dove e come abbia trovato il contenuto, purché lo trovi.

Pertanto, più sono i posti in cui è possibile trovarlo, meglio è”.
Questa ennesima mutazione segna il fallimento di ogni tentativo di monetizzare l’informazione, d’altronde dopo vent’anni di Internet, è difficile convincere i naviganti a pagare per notizie reperibili da centinaia di fonti alternative. Doctorow riporta proprio l’esempio del New York Times: “ha cambiato modalità d’accesso troppe volte: a un certo punto l’archivio non era più accessibile gratis, e i blog non lo linkavano più, e hanno cominciato a riferirsi ad altre fonti di news, come la BBC.

Con meno links in circolazione, il New York Times è sceso nei risultati di Google. Hanno perso un treno”.
Indietro anni luce da questa concezione di apertura, c’è l’Italia, ancora adagiata sul modello dei grandi gruppi editoriali appartenenti a banche ed inustriali, una struttura che forse solo la crisi economica potrebbe davvero smantellare.

Sullo stato dei nuovi media, poi, Cory Doctorow dopo il suo intervento a Milano per il Meet the Media Guru, racchiude tutto in un commento “Today, this only happens in China. In a dictatorship”

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mar  09
16
alle 06:59
da sonia

Ultimo commento:

di robertino valentini il 01/1/70

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2 Commenti to “Salvare il giornalismo, non i giornali”

  1. Piero dice:

    I giornali blasonati, trascrivono su carta, notizie già vecchie e controllate da editori, il più delle volte, incanalati e preconfezionati da logiche di parte.
    I lettori, non analizzano le notizie da un solo punto di vista ma oggi, desiderano leggere altri pareri e farsi un’idea propria, buttandosi alle spalle l’edicola piena di carta, che usano magari, per incartarci delle uova che sono come le notizie, vecchie almeno di un giorno.
    Questa è la vera libertà senza condizionamenti di sorta e lontana da tentativi d’intromissione nei nostri modi di pensare e perchè no…di ragionare.
    Il web, è un’immensa area di libere scelte, d’occasioni, di modi di essere e presentarsi diversi, variegati; è lo specchio della nuova società dove tutto scorre con l’incredibile velocità della luce e “IERI”… è troppo lontano per farci intravedere il presente ed inutile per imaginare il futuro.

  2. robertino valentini dice:

    Restiamo in Italia: sapete qual è il quotidiano nazionale più diffuso, addirittura da superare, per numero di lettori, quasi del doppio “la repubblica”?
    Un paese di santi, poeti e navigatori…

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