Quando domandare diventa reato
“Voglio dirle alcune parole: Perché nessuno può permettersi di criticarla in questo Paese? Non è ignoranza questa?”
“Lei ritiene di non fare errori? Perché l’hanno trasformata in una sorta di idolo irrangiungiubile che nessuno può sfidare?”.
“Perché la tv nazionale mostra immagini false, per esempio su quello che è successo dopo le elezioni?”
“E’ mai possibile che non abbia mai potuto leggere un articolo sulla sua attività politica visto che ha chiuso tutti i media che osavano criticarla?”
Sembrano ma non sono le famose 10 domande di Repubblica. A parlare è lo studente Mahmoud Vahid-Nia durante un incontro tenutosi nell’aula magna dell’università di Teheran con la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei.
Secondo voci non confermate Vahid-Nia è stato arrestato. La notizia sta facendo il giro della Rete, unico spazio di libertà dove più volte si è riversata la protesta degli studenti Iraniani contro il regime islamico.
Vahid-Nia non è propriamente un giornalista, ma il suo destino si accomuna a quello di moltri altri che si assumono ancora la responsabilità di fare delle domande
da sonia
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