Notizie, online sono solo una commodity
Edmondo Lucchi, direttore del dipartimento New Media dell’Istituto di ricerche Gfk Eurisko, spiegando i punti salienti del nuovo studio su New Media e Internet, lancia una provocazione che bene si incastra nell dibattito sul libero accesso ai contenuti.
“In una casa ciò che conta non sono i mattoni ma il progetto e il terreno. E difatti tutti i grandi player di Internet, da Google a Ebay, da YouTube ad Amazon, non sono produttori di contenuti ma mediatori. Nessuno vuole informazioni ma strumenti, soluzioni, esperienze. Le vere opportunità si aprono dunque per chi riesce a controllare il processo di intermediazione tra persone e informazioni. E a queste ultime resta il ruolo di commodity, per fortuna comunque necessaria”.
Significa che gli editori dovranno perdere la speranza di guadagnare con i contenuti online? Non proprio. Innanzitutto, si potrebbe obiettare a Lucchi che senza mattoni non si realizzano progetti e non si valorizzano i terreni, ma per fortuna la ricerca Eurisko evidenzia un aspetto fondamentale della Rete, forse troppo trascurato dai produttori: “l’utilizzo del Web dipende moltissimo dal target di utenza e in più non esiste un utente tipico”. A parte il ricorso ai motori di ricerca o la posta elettronica, le altre attività – social networking, instant messaging, blogging, peer to peer, uploading, downloading - sono praticate da una minoranza di utenti, un target ben preciso, che ne ha decretato il successo.
Quindi, indirizzare le notize verso un pubblico specifico potrebbe essere un modello di business efficace. Ne è un esempio proprio il Wall Street Journal di Rupert Murdoch: un quotidiano finanziario che si rivolge a una gamma di lettori interessati a ottenere notizie utili per fare degli investimenti, e per questo sono disposti anche a pagarle.
Il modello Murdoch, però difficilmente potrà funzionare se applicato alle testate generaliste, si veda il caso del New York Times o dello spagnolo El Pais, che hanno perso quota sui motori di ricerca e  visto i loro utenti migrare verso siti accessibili gratuitamente.  Â
Quello del search engine è un passaggio fondamentale per la buona riuscita di un sito. Come ha ricordato Eurisko, effettuare una ricerca online è un’azione che accomuna tutti gli utenti, dai più esperti ai principianti. Essere presenti tra i primi risultati di una ricerca, per un giornale significa ottenere più di un miliardo di clic al mese.
Inoltre, bisogna tenere conto che quando un utente raggiunge l’informazione a cui è interessato, legge il singolo articolo, senza considerare spesso il resto dell’offerta informativa fornita da un portale. Su questo presupposto va reinventato il modo in cui si costrusce la notizia; il brand non è più il solo indice di autorevolezza, ma ogni articolo dovrebbe “stare in piedi” indipendentemente dal resto della pubblicazione.
Come spiega Marissa Mayer, manager di Google “occorre fornire una valida contestualizzazione per i lettori che si informano per la prima volta su un dato argomento, e al tempo stesso occorre mettere in evidenza le informazioni più recenti per coloro che hanno già seguito la notizia in precedenza. Occorre anche un differente approccio sulla monetizzazione: ogni singolo articolo dovrebbe essere in grado di sostenersi da solo”.
Prosegue: “questi cambiamenti richiederanno la sperimentazione di nuove soluzioni sulle modalità di consegna delle notizie online e sul modo di fare advertising”. Che si potrebbe tradurre come un invito a rinunciare alla distribuzione, perchè tanto a quella ci pensano i grandi player, a cui si riferisce il responsabile di GfK Eurisko. Una prospettiva che ha fatto dichiarare a Murdoch “non daremo i diritti dei nostri contenuti alla brava gente che ha creato il Kindle”, piuttosto si costruisce il suo di e-reader.
Ostinarsi ad imprimere il marchio di proprietà sull’informazione è proprio ciò che distingue i vecchi dai nuovi media.
da sonia
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