Minzolini, in diretta, stronca il minzolinismo
Ma come è possibile che l’uomo che ha inventato uno stile professionale unico e particolare, al punto che tale forma di giornalismo ha preso il suo stesso nome, oggi la ripudi pubblicamente e senza neanche una parola di spiegazione? Augusto Minzolini, neo-direttore del Tg1 è apparso ieri sera in video per dire che l’informazione seria non si fa sulla base di “chiacchiericci” (sua parola testuale), ed è per questo che per giorni ha tenuto fuori dal suo autorevole giornale le notizie riguardanti il premier Berlusconi, e i presunti (presunti?) festini a base di escort e veline che si sarebbero tenuti presso due sue residenze ufficiali: Villa Certosa in Sardegna e Palazzo Grazioli a Roma. Ma come è possibile che l’inventore del minzolinismo, “forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte” (traduciamo: chiacchiericci) secondo una delle più autorevoli definizioni, improvvisamente si sia ravveduto sulla strada di Saxa Rubra e abbia deciso di dare solo notizie ammantate di ufficialità? Per anni abbiamo letto i retroscena di questo ottimo giornalista che
dalle pagine dei quotidiani per i quali ha lavorato dava conto di tutte le voci e chiacchiere che riusciva a raccogliere negli androni dei palazzi del potere, nelle toilette di Montecitorio, nei bar che circondano Palazzo Chigi, fornendo anticipazioni che il più delle volte si sono “inesorabilmente” avverate. Come è possibile invece che ora, appena vestita la casacca (e mai parola fu più adeguata) del direttore del Tg1, questo esimio collega rinneghi in maniera così pubblica e plateale un modo di lavorare che per anni ha fatto la sua fortuna professionale? Ce lo chiediamo quasi smarriti perché: o per il giornalismo italiano si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana, e allora non potremmo che applaudire a scena aperta alla determinata presa di posizione di Minzolini; oppure dovremmo dare retta a quelle voci di corridoio e a quei “chiacchiericci”, che dicono che il nuovo direttore si sia semplicemente piegato ai desiderata di chi lo ha, di fatto, nominato direttore al TG!. Noi, purtroppo, non siamo cresciuti alla corte di un giornale anglossassone ma leggendo i corsivi di Minzolini, e quindi siamo fortemente preoccupati dal fatto che questa seconda ipotesi possa essere “inesorabilmente” quella giusta.
da admin
Ultimo commento:
di Petzi Bear il 01/1/70
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luglio 7th, 2009 at 23:05
Non occorre essere degli accademici della crusca per capire come in italia il senso delle parole non sia più univoco. Chiacchericcio ne è un esempio. Ma andiamo oltre. Non esiste più un giornalismo che rispetti i principi elementari dell’etica professionale, primo tra tutti le opinioni diverse riferite sull’argomento. L’operazione quotidiana è di mettere a confronto, per esempio, deputati di maggioranza ed opposizione. Lasciando che altre opinioni, su cui si può discordare ma che sono presenti e rispettabili, siano espresse sono nel web oppure durante gli interrogatori della polizia o davanti ai magistrati. Perchè i giornalisti non vanno nei centri sociali? Perchè non frequestano i cassaintegrati? Un bel giro nell’accampamento rom? E via sfuggendo una realtà di cui si parla per slogan, frasi fatte ed ideologia securitaria.