Marketing, ovvero, cosa bisogna fare per sopravvivere alla crisi
Due notizie apparentemente non in relazione tra loro.
La prima: i collaboratori di Panorama.it si vedono recapitare una mail che annuncia la chiusura del sito; dal 1° giungno verrà trasformato in un portale maschile, con direttore responsabile Marco Mazzei sotto la gestione della mondadori digital publishing, perche ormai “le news online non portano pubblicità ”. Chiamato in causa, Mazzei smentisce: “Panorama.it non chiude, decide di investire su un altro modello di progetto”, ma non viene specificata quale sarà la posizione degli attuali collaboratori né, tantomeno, la data di partenza e l’indirizzo web di questo nuovo progetto.
La seconda: il direttore dei Il Giornale risponde ad un lettore curioso di sapere come mai la notizia dell’evasione fiscale (800 milioni di euro) di Dolce&Gabbana non abbia fatto tanto scalpore e non sia stata ripresa da tutti i media. Giordano scrive: “Non sarà mica perché D & G spendono buona parte dei loro denari in pagine pubblicitarie sui quotidiani? Devo dire che il sito internet Dagospia ci aveva messo in guardia: appena uscito il nostro piccolo scoop l’aveva pubblicato on line con un titolo che aveva il sapore della sfida. «Quanti oseranno riprendere questa notizia?», si chiedeva Dago. E la risposta è arrivata subito. Nessuno. O quasi”.
Pare che il Corriere ne abbia dato una versione edulcorata, traducendo in traslochi il sistema di scatole cinesi messo in piedi dai due stilisti per aggirare il fisco. Invece, Giornalettismo ricorda come D&G ritirarono tutta la pubblicità da Il Sole 24 Ore, che aveva osato pubblicare una stroncatura sui loro ristoranti. ”Un anno fa” prosegue l’articolo “fecero lo stesso, minacciando profonde ritorsioni per chi avesse ripreso la notizia pubblicata all’epoca dalla Repubblica. Ovviamente, all’epoca successe tutto quello che doveva succedere: non appena la minaccia arrivò all’orecchio dei redattori, questi cominciarono ad accanirsi sulla notizia, riportando poi stralci dei verbali dell’inchiesta che oggi giunge alla conclusione. Ma stiamo parlando del 2008: di un periodo nel quale la crisi economica non aveva ancora colpito le società editoriali, e di clienti per la pubblicità ce n’erano ancora”.
Appena un anno dopo, i giornali hanno bisogno di questi espedienti per sopravvivere o, meglio, hanno bisogno di incisive operazioni di marketing, perchè questo si nasconde dietro le due vicende: 1) non infastidire i cosiddetti Big Spender, anche rinunciando alla cronaca se necessario; 2) indirizzare la linea editoriale verso un targeting più commerciale, a costo di lasciare a casa validi collaboratori, se necessario.
Uno di questi, Jadel Andreetto, giornaista, scrittore, intellettuale dalla penna agile, nel suo post denuncia: In Italia molti giornali usufruiscono delle sovvenzioni pubbliche. Senza sovvenzioni morirebbero. dovrebbero fare i conti con il mercato. Se l’offerta è di qualità vendi se no chiudi baracca e burattini. Non è così, naturalmente, i soldi statali salvano il culo a tutti. La situazione è comunque critica, ma a farne le spese sono i veri giornalisti, che di solito non sono nemmeno iscritti alla loggia, ops intendevo l’ordine, dei giornalisti. Al limite sono pubblicisti e cioè pagano le tasse e i contributi ma non hanno praticamente nessun vantaggio. Sono loro che tengono in piedi le redazioni, con la pioggia e con il vento. Sottopagati, sfruttati, presi a calci e scaricati quando la barca fa acqua perché senza contratto. Eppure senza di loro i giornali non potrebbero nemmeno andare in edicola. Sono loro i giornali.
da sonia
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di sonia il 01/1/70
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maggio 29th, 2009 at 14:36
A me questo articolo sembra un esempio di pessimo giornalismo: si parte con una tesi che si ha in mente e si tenta di dimostrarla mettendo insieme cose che non c’entrano niente. Non contenti, si costruisce un mega spot a favore di una singola persona, tentando di far diventare il presunto caso della singola persona necessariamente rappresentativo dell’universo.
Detto questo, come ho già avuto modo di precisare: Panorama.it non chiude (e cambierà , sì, come è cambiato un sacco di volte in questi anni e come spero continuerà a cambiare negli anni a venire, ma certo nessuno dei fenomeni che ha pontificato su questa vicenda ha avuto la voglia di analizzare la presenza on line di Panorama negli ultimi 10 anni, troppa fatica), Jadel Andreetto non è stato sfruttato o preso a calci da nessuno a Panorama, ma ha prestato la propria onesta collaborazione professionale. Collaborazione che, mi risulta, è sempre stata appunto solo una collaborazione, come ce ne sono a centinaia in tutti i giornali.
Per quello che riguarda “indirizzare la linea editoriale verso un targeting più commerciale, a costo di lasciare a casa validi collaboratori, se necessario” posso dire che mi sentirei in forte imbarazzo ad affrontare un tema così serio (quello delle linee editoriali dei prodotti digitali) in un contesto così superficiale?
Se qualcuno vuole fare un ragionamento serio su questo tema, io sono disponibilissimo.
maggio 29th, 2009 at 17:01
Non mi pare si raccontino cose false, solo delle vicende di testate editoriali costrette a rincorrere la pubblicità . Il chè non vuole essere una tesi universale ma l’osservazione di alcuni fatti.
Nessuno spot a favore di una singola presona, mi sembrava solo rappresentativo della condizione di molto precari. Per il resto ogni tuo spunto per fare un ragionamento serio sarà ben accetto.
Grazie