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L’Italia come la Corea sul divieto di anonimato online

cyberdefamationlaw“E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima” recita il primo articolo della proposta di legge Carlucci per regolamentare la Rete.

Strano ma vero, in Corea questa proposta è già diventata una legge a tutti gli affetti: si chiama Cyber Defamation Law ed obbliga gli utenti dei siti che superano i 100000 visitatori unici giornalieri, a registrarsi con la loro vera identità. In seguito all’applicazione di questa legge, Google, ha praticamente congelato la sezione coreana di Youtube, impedendo l’upload dei video e chiudendo i commenti in segno di protesta.

Un quadro simile potrebbe delinearsi anche in Italia con la legge Carlucci, come spiega Guido Scorza, esperto di diritto di Rete: ”se la disciplina proposta dall’On. Carlucci dovesse divenire legge, domani (o comunque 90 giorni dopo l’entrata in vigore della legge) gli Internet service provider, le grandi piattaforme UGC (Google, YouTube, MySpace, Facebook) e centinaia di altre piattaforme che animano la Rete nel nostro Paese dovrebbero cessare immediatamente la propria attività al fine di sottrarsi a sicure responsabilità”.

Ultima, ma non meno impressionante analogia va ricercata tra le tematiche ispiratrici delle due leggi: in Corea una serie di episodi definiti di “cyber-bullismo” , in Italia, se in principio era la pedopornografia, leggendo l’ultimo post dell’Onorevole sul caso del blog Caccia allo Sbirro, pare che adesso l’alibi sia l’eversione,
Peccato che su questa vicenda, la giustizia abbia dimostrato di poter fare a meno di ulteriori normative.

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D’Alia e Carlucci, un confronto

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apr  09
14
alle 09:10
da sonia


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