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Iran, senza Twitter che rivoluzione è?

twitter-iran-revolutionDopo aver visto Roberto Saviano in Tv aprire il suo monologo, La bellezza e l’Inferno, raccontando la tragica vicenda delle giovani donne morte durante le rivolte in Iran contro la rielezione del presidente Ahmadinejad, leggo la notizia secondo cui, siccome soltanto un terzo dei cittadini Iraniani ha accesso ad Internet e di questi solo lo 0,027% usa Twitter, parlare di un movimento rivoluzionario nato ed alimentatosi attraverso la Rete e i suoi social network è “meaningless”, senza significato.

Non contesto i numeri – si sa, la matematica non è un opinione – mi chiedo però se per un paese in cui soltanto una piccola percentuale di persone ha facoltà di connettersi ad Internet, in cui una donna che usa il cellulare non è vista di buon occhio – come ha spiegato Saviano – riuscire far passare un video come quello dell’assassinio di Neda non sia già una rivoluzione.

Non è rivoluzionario che uno 0,027% di iraniani con account Twitter sia riuscito a convincere moltissimi stanieri a cambiare il loro profilo indicando Teheran come locazione geografica? Senza questi strumenti i giovani riversatisi nelle strade della città avrebbero avuto la stessa visibilità a livello internazionale?

Secondo l’autrice dell’articolo in questione, il supporto dato dall’Occidente alle manifestazioni non è di gran conforto per chi in Iran deve continuare a viverci e viverci con la paura. Ma se nulla si fosse saputo e nulla fosse passato dalla Rete, sarebbero meno spaventati oggi quei giovani? Saprebbero che c’è chi è pronto ad ascoltarli e supportarli?

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nov  09
12
alle 07:23
da sonia


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