Google si appropria dei contenuti, editori sul piede di guerra
Da quando le entrate pubblicitarie hanno preso una brutta china, i timori di autori ed editori si sono riversati sul potente motore di ricerca. Dagli Stati Uniti dove è stata intentata una class action nei confronti di Google Book Search, per violazione de copyright – a cui parteciperà anche la Siae - agli ultra pacati inglesi del Guardian Media Group lanciatisi all’attacco di Google News.
Nel primo caso si è giunti ad una transazione che stabilisce il versamento agli autori di una percentuale di tutte le entrate guadagnate da Google, attraverso il database elettronico di Libri. Invece, al monito del Guardan, la società  non ha ancora risposto. Certo, non può sembrare solo un caso che da quando Google ha annunciato l’inserimento degli annunci adsense all’interno dell’aggregatore di notizie, dal Regno Unito si siano accorti che il rapporto tra produttori e distributori di contenuti non è più equilibrato, che gli aggregatori guadagnano sulle spalle di chi investe per realizzare conteunti di qualità .
Per quanto si possa essere d’accordo con editori ed autori, per quanto si possano impacchettare leggi ad’oc a loro favore, la realtà è che prima o poi dovranno rinunciare all’oligopolio della cultura e del sapere.
Con molta probabilità l’idea di poter usufruire di una grande biblioteca digitalizzata dove vedere in anteprima e comprare milioni di libri fuori stampa che non possono essere trovati nella maggior parte dei negozi di libri e biblioteche, avrà un gran seguito. Rappresenta quel valore aggiunto all’informazione che la gente è disposta anche a pagare.
Quel valore aggiunto a cui hanno puntato siti come SpotUs o Global Post, richiedendo dei micro pagamenti, non per continuare a dare notizie generaliste, ma per sviluppare servizi e inchieste scelti dagli stessi lettori: i famosi contenuti di qualità a cui si riferisce il Guardian che, dal canto suo, sa bene di non poter abbandonare Google News, a meno di non voler lasciare spazio e visibilità alla moltitidine di siti che, attraverso quell’aggregatore, offrono le sue stesse notizie.
Un aggiornamento dell’ultima ora: mentre scrivo il mio post, su AdnKronos appare questa notizia
Washington, 3 apr. – (Adnkronos) – I giornali, colpiti duramente dal drastico calo delle entrate pubblicitarie a causa della crisi, dovrebbero trovare un modo di far pagare l’accesso ai loro siti web. E’ il suggerimento del magnate australiano Rupert Murdoch, intervenuto a Washington al National Cable & Telecommunications Association Cable Show, dove ha sottolineato come le pubblicita’ online non bastino piu’ a coprire i costi, come avviene per esempio con il sito del New York Times.
La fonte originale, Forbs.com, titola Murdoch Wants A Google Rebellion. Insomma, come volavasi dimostrare…
da sonia
Ultimo commento:
di claudio69 il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







aprile 12th, 2009 at 12:30
se si dovrà pagare per avere notizie sul pc ebbene ne farò a meno c ome già faccio della carta stampata ormai trasformata in cataloghi per cui dovrebbero pagarci per leggerli. ci sono ottimi giornali cittadini distribuiti gratuitamente nelle stazioni metropolitane negli angoli delle strade. è vero che anche loro sono cataloghi ma sono gratis e le principali notizie quelle di interesse le pubblicano. Murdoch si tenga pure il suo impero di carta … buona pasqua
luglio 5th, 2009 at 11:25
tu che sei il cinchiale del tavolo lo stambecco di tutto e di più a meno puoi fare con i corna tuoi lunghi e grossi quanto tanto quelli degli stambecchi le news li puoi sempre trovare ops li puoi rubare e pure venderenon solo leggere i corna tuoi rintracciati li hai venduti a cornuto giovanni93 del tavolo sono un bussiness i corna tuoi senza mai fine solo inizio