Giornalismo

Giornata mondiale per la libertà di stampa: “Good night and good luck”

Si celebrerà domani la Giornata mondiale per la Libertà di Stampa. Come ogni 3 Maggio dal 1991, l’Unesco promuove una serie di iniziative per celebrare i principi della libertà di informazione e ricordare a tutti i cittadini che esistono paesi in cui i giornalisti vengono vessati e, nel peggiore dei casi, uccisi nell’esercizio della loro professione.

Questo 3 Maggio però segue di appena qualche giorno l’uscita  del rapporto della Freedom House sullo stato globale della libertà di stampa: un documento che dimostra, nero su bianco, il crescente deterioramento dell’ambiente in cui i giornalisti sono costretti a lavorare, un declino della libertà dei media che si registra ormai da sette anni a questa parte.

Dei 195 Paesi rientrati nello studio della Freedom House, 70 sono considerati Liberi (36%), 61 Parzialmente liberi (31%) e 64 Non liberi (33%). Numeri peggiori anche solo rispetto a quelli dell’anno precedente in cui si registravano 72 Paesi Free, 59 semi liberi e 64 oppressi dalla censura.

Il dato eclatante, come già riportato nell’articolo precendente, è che l’Italia sia scivolata tra i Paesi i cui la libertà di stampa è limitata a causa dell’accentramento dei mezzi di comunicazione, pubblici e privati, sotto un’unico padrone. Queste non sono accuse da visionari comunisti, ma di un’organizzazione internazionale autorevole, impegnata da quasi settant’anni per la difesa della democrazia.

Tutto il mondo inizia a riconoscere la condizione anomala in cui opera la nostra informazione e non è una condizione da sottovalutare: la limitazione della libertà di stampa è una limitazione delle nostre stesse libertà personali. A questo proposito vi invito a guardare l’inchiesta di Roberto Reale per la rubrica Scenari: un viaggio tra giornalisti minacciati, che parte dalla Campania per arrivare fino in Cina, passando per l’Afghanistan e l’Iran, a dimostrazione di come le vicende di Sayed Parwez Kambaksh, condannato per aver difeso i diritti delle donne o Roxana Saberi, sospettata di spionaggio, non siano distanti da noi. Solo un avverbio ci divide.

Solo i giornalisti possono fare la differenza prendendo posizioni chiare contro le organizzazioni criminali, gli interessi di partito e il balletto dei dirigenti per un posto di potere.

Buona fortuna..

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mag  09
2
alle 08:53
da sonia


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