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Giornalismo subordinato

raiDopo il pacchetto di nomine varato il 20 giugno, Fnsi e UsigRai, firmano un comunicato congiunto contro la subordinazione RAI ai voleri della politica.
Secondo i due sindacati il comportamento degli amministratori “porta il segno offensivo di una decisione maturata fuori da viale Mazzini, con l’aggiunta del consueto scarso rispetto per le professionalità interne e con moltiplicazioni degli incarichi incompatibili con un’organizzazione razionale” e “contribuisce a rendere ancora più scuro il quadro dell’autonomia dell’informazione in Italia, già esposto ai rischi di una limitazione del diritto di cronaca con il ddl Alfano o alle reazioni minacciose nelle quali incorre il giornalismo che ancora si ostini a fare domande”.

Se c’è accordo nel condannare le modalità con cui sono stati scelti i direttori dei Tg e delle reti Rai, lo stesso non si può dire sul Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive, varato dall’Autorità garante delle Comunicazioni, che ha visto il consenso dell’Ordine dei giornalisti, Fnsi, Rai, Mediaset ed emittenti radio tv. Il testo ha lo scopo di mettere un freno ai processi scimmiottati in tv o trasferiti impropriamente dalle aule di giustizia al piccolo schermo. Entro il 30 giugno, data in cui andrà in vigore, l’informazione sulle vicende giudiziarie dovrà rispettare i diritti inviolabili della persona, rendere chiare le differenze fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, e adottare modalità che consentano un’adeguata comprensione.

Il Codice di Autoregolamentazione, ha incontrato il no deciso dell’Unione Nazionale dei Cronisti.  “Costituisce, di fatto il pendant del ddl Alfano che vuole impedire ai giornalisti di venire a conoscenza degli elementi costitutivi di una vicenda giudiziaria per poter informare i cittadini”. Il giornalismo viene subordinato a interessi diversi da quelli professionali.”

 ”Fnsi e Ordine dei Giornalisti che solo nello scorso febbraio avevano formalmente e pubblicamente annunciato il ritiro dal comitato tecnico che stava redigendo il codice per non prestarsi ad avallare un nuovo giro di vite autoritario sulla libertà di informazione e sul lavoro dei cronisti” secondo l’Unci, si sono schierate in modo chiaro “per loro il lavoro libero dei giornalisti è un’anomalia, deve sempre esistere un Codice, un’Autorità, un divieto che detti le regole di comportamento”.

Stando alle parole del Presidente dell’Fnsi, questo testo sembra più una moneta di scambio “Oggi firmiamo il codice e insieme (all’Agcom) traiamo nuovo impulso nella determinazione ad opporci a norme che tendono a limitare il diritto di cronaca”. Dal canto suo Corrado Calabrò, commenta: “Non si vuole assolutamente limitare la libertà d’informazione, ma bisogna rispettare i diritti fondamentali della persona, evitando rappresentazioni dei processi che possono distorcere, come è accaduto più di una volta, la reale comprensione dei fatti”, sottovalutano un po’ le capacità di discernimento degli spettatori.

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mag  09
27
alle 05:54
da sonia


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