Giornalismo hi-tech: se la notizia passa da Twitter
Siamo tutti d’accordo sul fatto che siamo nel pieno di una vera e propria rivoluzione tecnologica. Un cambiamento epocale che in particolare, sta trasformando in modo radicale il modo di fare giornalismo. Sempre più infatti il mestiere di raccontare le notizie va a braccetto con la tecnologia utilizzata per farlo. Contenuto e contenente diventano sempre più simbiotici, e l’uno senza l’altro rischia di essere inservibile. Ultimo esempio in ordine di tempo è quanto accaduto a Teheran, dove grazie all’ultima delle creature nate in Internet, Twitter, è stato possibile raccontare tutto quello che gli ayatollah avevano negato con la censura ai giornalisti stranieri accreditati. Per qualche giovane dimostrante iraniano è stato sufficiente avere un telefonino per poter
inviare messaggi che descrivevano minuto per minuto la brutale repressione della polizia. Dunque la tecnologia diventa supporto indispensabile non solo per far viaggiare le notizie, ma a volte per poterle proprio raccontare. E allora l’aggiornamento tecnologico per un reporter del futuro sarà merce essenziale. Una merce con data di scadenza sempre più breve. Quando credevamo che Second Life fosse il futuro, è arrivato Facebook, che a sua volta ora rischia di essere soppiantato da una piattaforma agile e veloce come Twitter, tanto che qualche esperto del già sostiene che Facebook in confronto a Twitter sia roba dell’altro secolo. Tutto bene allora? Neanche per sogno, perché un rischio grosso incombe su tutto questo scenario: quello dell’autorevolezza, quello della credibilità delle fonti. Basta iscriversi a Twitter e navigarci per qualche minuto per capire che è inondato di messaggi la cui origine a volte è sconosciuta. Una necessità d’altronde questa, visto che in alcuni casi, come accade in questi giorni in Iran, divulgare informazioni può mettere a rischio al vita. E allora, accanto alla competenza tecnologica, e al fiuto per la notizia, vecchio connotato sempre valido, ci vorrà anche una studiata capacità di distinguere fonti autorevoli da burloni. Insomma: migliora la tecnologia, aumenta la potenza dell’informazione, ma cresce anche il rischio che essa sia falsata, e dunque bisogna sapere essere vigili.
Ecco un video raccolto con un telefonino.
da dilliar
Ultimo commento:
di Sasha il 01/1/70
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giugno 27th, 2009 at 12:40
Il solito teatrino imperial “Elite” americano.
La CIA fà il lavoro sporco.
Sono uno sporco comunista?
Ma!
La democrazia non è mai nata.
Svegliatevi
luglio 11th, 2009 at 12:26
Vi ricordate quella vecchia pubblicità di un famoso detersivo, in cui appariva Calimero? Diceva così: “Ma nooo Calimero…, tu non sei nero, sei solo sporco!” – Ebbene lasciatemi fare il verso a questa pubblicità dicendo: “Ma no Paolo, tu non sei uno sporco comunista…, sei solo “nero” …di rabbia!” E come darti torto…? Ma, ragazzi, non dimentichiamoci che la democrazia non dobbiamo aspettarla, dobbiamo realizzarla. Anche (e soprattutto) individualmente: la democrazia parte da noi stessi, dall’intimo sentire in profondità il desiderio di essere liberi… così forte da renderti sagace e decidere di imparare ad utilizzare le nuove tecnologie come quel giornalista iraniano… – Ragazzi, dobbiamo svegliarci e capire che viviamo in un altro mondo. Finito quello della tv a due canali…!!!