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Dalle leggi anti-pirateria alla censura

anti-pirateriaIl Presidente Sarkozy ha incassato la sua prima vittoria. Dopo l’Assemblea Nazionale francese, anche il Senato approva la legge Hadopi, quella che prevede la disconnessione forzata dalla Rete, da parte dei provider, per chi scarica materiale illegalmente.

La cosiddetta Dottrina Sarkozy era già stata estromessa dal Telecom Packages, ma adesso che il pacchetto di leggi sulle telecomunicazione è congelato a Bruxelles fino al rinnovo dell’Europarlamento con le elezioni di giugno, il presidente francese ha intenzione di fare da pionere e dimostrare l’efficacia del suo metodo anti-pirateria, prima della prossima seduta di voto. D’altronde, alcuni governi – tra cui Italia e Regno Unito - gli hanno già manifestato il loro appoggio e tutta l’intenzione di emularlo.  

Non è ancora dimostrato, però, che la legge Hadopi riesca a dissuadere i downloader illegali. Innanzitutto, la sua applicazione sarebbe fin troppo dispendiosa – 70 milioni di euro per tenere sotto controllo gli IP sulle reti P2P e inviare tra le 10mila email e 3mila raccomandate al giorno, di avvertimento ai “presunti pirati” - senza tenere conto che ad un indirizzo IP non corrisponde necessariamente un utente unico.

Gaia Bottà spiega dalla pagine di Punto Informatico: “poco importa che l’indirizzo IP non ritagli una responsabilità individuale e rappresenti intere famiglie e uffici, poco importa che una rete WiFi possa essere sfruttata da anonimi piggybacker: saranno gli abbonati a vigilare su coloro che condividono con lui la connettività”.

In effetti, qualsiasi obiezione diventa irrilavante quando in gioco c’è l’opportunità di applicare una legge che consenta il filtraggio del traffico di Rete. Concedere ad un’autorità amministrativa – quale sarebbe l’Hadopi – in accordo con i fornitori di accesso, il potere di controllare ogni genere di contenuto passi per internet, significherebbe istituire un monopolio per veicolare determinati servizi e informazioni a discapito di altri considerati, per così dire, sconvenienti, ai governi di turno.

Non è assurdo ipotizzare che con l’Hadopi, si potrebbe poi gradualmente arrivare all’applicazione di vere e proprie pratiche di censura. Secondo OpenNet Initiative, attualmente più di 25 paesi adottano politiche di sistematico filtraggio dei contenuti, con il risultato di ”bloccare quotidianamente l’accesso ad organizzazioni per i diritti umani, a notizie, blog e servizi web che indagano sullo stato delle cose o che vengono considerati minacciosi e indesiderabili”.

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mag  09
13
alle 07:01
da sonia


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