Giornalismo

Contributi all’editoria, scaramucce tra media di partito

Il Giornale accusa RedTv, l’emittente satellitare di D’Alema, di gravare sulle casse dello Stato per 4,1 milioni di euro. Come spiega Cristiano Gatti “Nessuno Tv, cioè l’editore ufficiale di Red, può accedere ai soldi pubblici in quanto organo dell’Associazione Ulisse. E che cosa sarà mai questa Associazione Ulisse? Fa capo a quattro parlamentari Pd e ad uno dell’Italia dei Valori. Red costa finora 5,4 milioni di euro. Di questi, il suo editore Nessuno deve però pagarne soltanto 1,3. Il resto? Offre la ditta. Noi.”  

Verrebbe di dire “e allora?” RedTv non sarebbe il primo tra gli organi di informazione di partito ad accedere ai finanziamenti pubblici all’editoria. Sconcertante piuttosto è la risposta del direttore di rete Claudio Caprara:
“Hanno detto a Cristiano Gatti di distruggerci e lo fa come può. Non ricorda che la legge che prevede il finanziamento ai giornali, alle radio e alle tv è la diretta conseguenza dell’articolo 21 della Costituzione italiana. Che a permettere il nostro finanziamento è una legge dello Stato scritta dall’allora ministro Gasparri e approvata da una maggioranza di centro destra. Che tutti i giornali italiani sono finanziati dalle leggi che regolano il sostegno all’editoria”.

E’ ovvio che oltre al premier, altri abbiano goduto dei benefici della legge Gasparri, altrimenti si sarebbe provveduto a scrivere una norma contro il conflitto di interessi, ma difendere un finanziamento pubblico - già  discutibile come pratica per un’informazione che vuole essere indipendente - sbandierando l’articolo 21 è quantomeno vilipendio alla Costituzione (se il reato è previsto dal codice).

Il sito NoiseFromAmerica, si è preso la briga di ripubblicare tutto l’articolo, così anche Caprara ne potrà beneficiare: “L’articolo non dice da nessuna parte che la stampa (o televisione) debba essere sussidiata con soldi pubblici. Parla di finanziamento solo per affermare che la legge può costringere i riottosi a chiarire chi mette i soldi in cosa, suppongo in base al principio che il pubblico ha diritto di sapere chi controlla l’informazione.” 

E tanto per essere chiari, il 69% dei finanziamente pubblici all’editoria è costituito da contributi indiretti, ossia tariffe postali agevolate, il 29%  della quali entra nelle casse di  Mondadori, Il Sole 24 ore e Rcs.

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apr  09
27
alle 08:25
da sonia


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