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Addio al giornalismo

ddlintercettazioniCosì commenta Giuseppe D’Avanzo, nel suo editoriale su Repubblica, l’accordata fiducia della Camera al disegno di legge in materia di intercettazioni proposto dal Governo.

Proprio ieri abbiamo riportato la notizia dell’avvenuta consegna della Carta Europea per la libertà di Stampa, nata con lo scopo di delineare in modo chiaro i termini di relazione tra atorità pubbliche e giornalisti. Uno fra tutti, l’articolo che sancisce il diritto dei giornalisti di raccogliere e diffondere informazioni e opinioni, senza per questo divenire oggetto di minacce, limitazioni o punizioni.

Ecco, il ddl intercetazioni è una palese violazione di questo e di tutti gli altri principi atti a tutelare il diritto di cronaca: vieta ai giornalisti la pubblicazione, anche parziale, delle intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche quelle non più coperte da segreto; vieta di pubblicare le richieste e le ordinanze emesse in materia di misure cautelari fino a quando l’indagato o il suo difensore non ne siano venuti a conoscenza; per le intercettazioni riportate nelle ordinanze permane il divieto di pubblicazione.

Cosa ancora più grave –  per i giornalisti che violeranno i divieti è prevista una pena da 6 mesi ad un anno, trasformabile in sanzione pecuniaria e la sospensione dall’Albo per tre mesi. Anche gli editori saranno soggetti a sanzioni da 64.500 a 465mila euro, nel caso di omesso controllo.

Spiega D’Avanzo: Il governo, nel progetto inviato al Parlamento, pretende addirittura che l’editore debba adottare “misure idonee a favorire lo svolgimento dell’attività giornalistica nel rispetto della legge e a scoprire ed a eliminare tempestivamente situazioni di rischio”. È evidente che solo attraverso un controllo continuativo e molto interno dell’attività giornalistica è possibile “scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio”. Di fatto, l’editore viene invitato a entrare nel lavoro giornalistico e a esprimere un sindacato a propria tutela.

Ma le novità non sono finite: il Governo blindando il voto ha praticamente interrotto anche le comunicazioni con la Rete – ove mai siano state veramente aperte, in materia di regolamentazioni – e con lo stesso tratto di penna di cui parla D’Avanzo, ha assoggettato i siti informatici agli stessi obblighi di rettifica previsti dalla legge per la stampa tradizionale.

All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

Le conseguenze di questo emendamento nelle parole del puntuale Guido Scorza “In caso di mancata ottemperanza nel termine di 48 ore dalla richiesta si prevedono multe salate (15-25 milioni di vecchie lire) per i gestori del sito che, evidentemente, si vedrebbero costretti a chiudere, con buona pace della libertà di manifestazione del pensiero anche nello spazio telematico”.

Addio al giornalismo e alla libertà di espressione.

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giu  09
10
alle 09:12
da sonia


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