Archivi per agosto, 2009
Fair Use all’italiana
Dall’European Public Policy Blog a proposito di Google News Italia.
“E’ possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che l’Antitrust ci ha notificato un’indagine in relazione a Google News come conseguenza di una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali). In questo momento stiamo rivedendo la notifica in dettaglio, ma nel frattempo abbiamo pensato che fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli editori possono controllare i loro contenuti sul web.
Primo, l’obiettivo di Google News è sempre stato quello di mettere a disposizione prospettive diverse su una notizia e di portare i lettori di tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non visualizziamo le notizie nella loro completezza, piuttosto il nostro approccio è simile a quello che adottiamo per la ricerca su web: mostriamo semplicemente il titolo della notizia, una o due righe di testo e poi il link al sito dell’editore. Insomma, giusto le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a leggere l’intero articolo. Una volta che l’utente fa click sul link e viene reindirizzato all’articolo, sta all’editore decidere come trarre profitto dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il lettore per accedere all’intero articolo oppure può ospitare pubblicità sul proprio sito.
da sonia
Nelle televisioni italiane vietato parlare di tv
Che ci attendesse un autunno caldo in qualche modo lo sospettavo, ma tornare dalle vacanze e trovare questa notizia è a dir poco sconfortante. La Rai ha rifiutato il trailer del film di Erik Gandini, Videocracy, che ricostruisce la storia di Mediaset e, in particolare, i cambiamenti che le tv commerciali hanno provocato nel nostro paese.
Ebbene, la Fandango di Domenico Procacci, si è vista recapitare una lettera da Viale Mazzini in cui si asserisce che “il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto”.
Secondo quanto riportato da Procacci la censura dello spot viene così motivata: “Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata”, non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che “attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso”. Continua a leggere… »
da sonia
Ultimo commento:
di Fabio Pari il 01/1/70
Internet: metà degli italiani non ha mai aperto una pagina web
E’ il dato rilevato dalla Commisione Europea in una relazione sulla competitività digitale.
Nel 2008 il 56% degli europei è divenuto un utilizzatore regolare di Internet, facendo così registrare un balzo in avanti di un terzo in più rispetto al 2004. Oggi più della metà delle famiglie e oltre l’80% delle aziende hanno una connessione a banda larga. “Si sta affacciando una nuova generazione di europei che padroneggiano il web e sono pronti ad applicarne le innovazioni”. E l’Italia? Continua a leggere… »
da sonia
Ultimo commento:
di Max il 01/1/70
Tivù Sat, dov’è la convenienza?
 Dice Sergio Zavoli, l’avvio di Tivù piattaforma satellitare gratuita nata dall’accordo tra Rai, Mediaset e La 7 ”rafforza il duopolio televisivo con prevalente potere a Mediaset”. ”Mi pare che l’identita’ del servizio pubblico rischi di essere cancellata”.
La scelta del cda Rai di ritirare dalla piattaforma Sky i canali Rai Sat a favore di una società che vede tra gli azionisti un’azienda della famiglia Berlusconi, la dice lunga su quale sia oggi l’identità della televisione pubblica. Il presidente della commissione di Vigilanza Rai durante l’audizione del vice, Giancarlo Leone, e del presidente Rai, Paolo Garimberti, ha chiesto dove sia la convenienza di tale scelta.
Così facendo la Rai non solo contravviene al contratto di servizio con il Governo che la obbliga a trasmettere su tutte le piattaforme, perde i milioni di abbonati che guardano le trasmissioni tramite Sky, abbligandoli ad acquistare un nuovo decoder, e affossa una programmazione televisiva che ha rappresentato l’eccellenza dell’azienda. Tutto per una guerra tra televisioni commerciali che niente hanno (dovrebbero avere) a che vedere con l’offerta di un servizio pubblico. Continua a leggere… »
da sonia






